HUMAN NATURE

Walking in the woods, placing your bare foot on the ground, feeling the air breathing, humidity becoming skin. The body, that union between activity and passivity that allows us to inhabit the world, puts us in contact, in spite of ourselves, with other living beings. We enter, but it would be more correct to say "we are", immersed in a carnality as stated by Merleau Ponty which marks a continuity between subject and object, internal and external.
It is then that possible similarities arise, where the anatomy of the body reveals the structure of a tree, a leaf, a plant, a flower - homologies that give reason for a common descent. In this primordial context, any alleged superiority on our part, homo sapiens sapiens, seems unjustified, and risky. In fact, it seems that that love inscribed according to some in our genome, towards what is life, is becoming blurred due to our predatory way of relating to the world. We consider ourselves above, we barely maintain the social pact that elevates us from the state of nature without realizing that at the basis of this, another contract should first be entered into; the natural one, which does not include detachment, use, division, control but, empathy, interdependence, fluidity.

Camminare nel bosco, poggiare il piede nudo sulla terra, sentire l’aria farsi respiro, l’umidità diventare pelle. Il corpo, quell’unione tra attività e passività che ci permette di abitare il mondo, ci mette in contatto, nostro malgrado, con gli altri esseri viventi. Entriamo, ma sarebbe più corretto dire “siamo”, immersi in una carnalità come afferma Merleau Ponty che segna una continuità tra soggetto e oggetto, interno e esterno.
È allora che nascono somiglianze possibili, dove l’anatomia del corpo rivela la struttura di un albero, di una foglia, di una pianta, di un fiore – omologie che danno ragione di una comune discendenza. In questo ambito primordiale ogni pretesa superiorità da parte nostra, homo sapiens sapiens, sembra ingiustificata, e rischiosa. Sembra infatti che quell’amore inscritto secondo alcuni nel nostro genoma nei confronti di ciò che è vita, si stia offuscando a causa di una modalità di rapportarsi con il mondo predatoria. Ci consideriamo al di sopra, manteniamo a fatica il patto sociale che ci eleva dallo stato di natura senza renderci conto che alla base di questo un altro contratto andrebbe prima stipulato; quello naturale, che non prevede distacco, uso, divisione, controllo ma, empatia, interdipendenza, fluidità. 

  • Facebook
  • #federicarugnone

© 2020 all right reserved Federica Rugnone