FAGLIA

The crack is a paradoxical image. It contains in itself the opposites without polarize them. The inside and the outside, the inside and the outside, the surface and the depth coexist without being able to separate them unless their essence is lost itself. How white in the visible spectrum arises from the coexistence of everyone the colors, even the fault contains within itself different dimensions. The fault is the place liminal that poets frequent precisely because the words seem visible there and thoughts audible. In that place the roots and the hair, the past coexist and the present, my physical body and my experience. Living this dimension it means taking care of that apparent ambiguity that we ourselves are. As has been pointed out by most of the philosophy of the twentieth century, the original and violent splitting of body and mind, used by tradition Christian and then Cartesian, it then poured into the surrounding world creating new hierarchies among living beings, all oriented to a greater or lesser development idea. Towards this constitutive crack man can assume different attitudes: disengaging from the sensory interface relegating it to one telluric dimension, waste, non-human, and to raise one's thoughts to a single constitutive paradigm of reality, with its own attitude of the anthropocentric man; or take this split upon oneself e discover its paradox, just as in the crack you cannot see the depth without the surface.

La crepa è un’immagine paradossale. Contiene in sé gli opposti senza polarizzarli. Il dentro e il fuori, l’interno e l’esterno, la superficie e la profondità convivono senza poterli separare a meno di non perderne l’essenza stessa. Come il bianco nello spettro visibile nasce dalla compresenza di tutti
i colori, anche la faglia racchiude in sé diverse dimensioni. La faglia è il luogo liminale che frequentano i poeti proprio perché lì sembrano visibili le parole e udibili i pensieri. In quel luogo coesistono le radici e le chiome, il passato e il presente, il mio corpo fisico e il mio vissuto. Abitare questa dimensione significa prendersi cura di quella ambiguità apparente che noi stessi siamo.
Come è stato evidenziato dalla maggior parte della filosofia del Novecento, la scissione originaria e violenta di corpo e mente, adoperata dalla tradizione
cristiana e poi cartesiana, si è poi riversata nel mondo circostante creando nuove gerarchie tra gli esseri viventi, tutte orientate a una maggiore o minore
idea di sviluppo. Verso questa incrinatura costitutiva l’uomo può assumere diversi atteggiamenti: sganciarsi dall’interfaccia sensoriale relegandola a una dimensione tellurica, di scarto, di non umano, ed ergere il proprio pensiero a unico paradigma costitutivo della realtà, con un atteggiamento proprio dell’uomo antropocentrico; oppure assumere su di sé questa scissione e scoprirne la paradossalità, proprio come nella crepa non si può vedere la profondità senza la superficie.

FAGLIA

Collografia stampata a secco su carta cotone Canson