ELOGIO DEL DIFETTO

This work was born on the occasion of the Arteimpresa project (2020) where together with other artists I was called to reflect on the production process by visiting specifically the historical activity of the company Milmax srl, specialized in knitted fabrics, and the Prato Textile Museum.

 

Everyone worked on the aspects that most affected him in the production and creative process of a company.

The aspect I focused on is that of the defect.

Visiting the factory I was struck by the waste material produced. Each individual thread, depending on the type, carries with it an excess quantity, a dust that detaches, flies, falls, and is collected in the belly of the machine which, opened at the end of the processing, resembles the container of a vacuum cleaner.

Each machine produces them in large quantities and each of these noisy giants is protected by a sheet that prevents this dust from contaminating the fabric worked by the machinery next to it, which without any protection would appear mottled and defective: a product therefore depreciated if not wasted.

All this aspect reminded me of the seeds of some swampy plants that fly to reborn in new soil, in a new form.

I wondered if this waste material could not be reused, assembled in new fabrics and if, as in nature, nothing could be wasted.

 

The work comes from these reflections and aims to recreate the weft and warp of a fabric in a diptych that highlights what we might call a defect.

To complete this diptych is the creation of a natural fabric in which the defect takes the forms of the seeds of marsh plants between the incised threads of the weft and the warp.

Questo lavoro nasce in occasione del progetto Arteimpresa (2020) dove insieme ad altri artisti sono stata chiamata a riflettere sul processo di produzione visitando nello specifico la ditta Milmax s.r.l., specializzata in tessuti a maglia nonché attività storica del territorio pratese a conduzione familiare, e il Museo del Tessuto di Prato.

 

Ognuno ha lavorato sugli aspetti che più lo hanno colpito del processo produttivo e creativo di un’azienda.

L’aspetto su cui mi sono soffermata io è quello del difetto.

Visitando la fabbrica mi ha colpito il materiale di scarto prodotto. Ogni singolo filo a seconda della tipologia porta con sé un quantitativo in eccesso, un pulviscolo che nella lavorazione si stacca, vola, cade, e viene raccolto nella pancia del macchinario che aperto alla fine della lavorazione ricorda il contenitore di un’aspirapolvere da svuotare.

Ogni macchina ne produce in grande quantità e ognuna di questi colossi rumorosi è protetta da un telo che impedisce a questo pulviscolo di contaminare il tessuto in lavorazione del macchinario accanto che senza alcuna protezione uscirebbe chiazzato e difettoso: un prodotto quindi deprezzato se non di scarto.

Tutto questo aspetto mi ha ricordato i semi di alcune piante paludose che volano per rinascere in un nuovo terreno, in una nuova forma.

Mi sono chiesta se questo materiale di scarto non potesse essere riutilizzato, assemblato in nuovi tessuti e se, come in natura, si potesse non sprecare niente.

 

Il lavoro nasce da queste riflessioni e punta a ricreare in un dittico la trama e l’ordito di un tessuto che mette in evidenza ciò che potremmo definire difetto.

A completare questo dittico la realizzazione di un tessuto naturale in un cui il difetto prende le forme dei semi delle piante palustri tra i fili incisi della trama e dell’ordito.

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